Jersey Boys Da Dieci E Lode

È davvero un piccolo gioiello la versione italiana di Jersey Boys, il musical pluripremiato che ha affascinato persino Clint Eastwood, tanto da realizzarci un film, e che adesso, con la regia di Claudio Insegno, riporta sotto i riflettori l’autenticità di questa forma di teatro, il musical, appunto. Lo spettacolo trascina, coinvolge, affascina, ha riempito la sala di persone che non sono riuscite a stare ferme, che applaudono a scena aperta, battono le mani, si divertono, si appassionano. Come non succedeva da tempo. Almeno, a chi vi scrive, da tempo, non succedeva di vedere un trasporto del genere.

Le note sono quelle del gruppo che la storia l’ha fatta per davvero, i mitici Jersey Boys, celebre band pop-rock fondata negli anni Sessanta dal cantante italoamericano Frankie Valli e dalle hit di successo come Sherry, Big Girls Don’t Cry o la suprema Can’t Take My Eyes Off Of You, ovvero quel famosissimo I love you baby che così poco piaceva ai discografici e faceva così tanta fatica a passare per radio, chi l’avrebbe detto mai. Successi che hanno incantato non solo l’America e il mondo intero ma anche Diana Ross & The Supremes, i Muse, i Killers, Mina, Gloria Gaynor e tanti altri che li hanno reinterpretati nel tempo.

Con un jukebox così, quello in scena al Teatro Nuovo di Milano non può che essere il musical dei musical e se la versione originale ha collezionato undici anni di repliche e una sessantina di premi, la rappresentazione italiana, senza esagerare, non è da meno (dico davvero, l’ho visto anche a New York, perdonatemi ma dovevo scriverlo, non ho resistito). La gloria, i trionfi e le cadute dei quattro scagnozzi, i loro incontri curiosi (come quello con la futura star Joe Pesci), i debiti, le sconfitte e la conquista dell’Olimpo della musica mondiale sono qui rappresentati con un talento, di tutti, preciso e raffinato almeno quanto il falsetto così raro e potente di Alex Mastromarino, il Valli nostrano.

Concerto dopo concerto, incisione dopo incisione, nonostante qualche problema malavitoso, la vicenda dei quattro s’impossessa di uno spettacolo che si snoda con estrema disinvoltura, incorniciato da un gioco di luci più pop che rock, a volte estremamente pop, ma che calza a pennello e non sovrasta mai quelle insuperabili voci. Voci così precise che lasciano perdonare anche l’unica piccola pecca, un ruolo un po’ troppo al femminile di un discografico sopra le righe, già divertentissimo a prescindere senza quel bisogno di dover necessariamente calcare la mano.

Cosa rimane? Continua a leggere su Saltinaria.it

Ho visto Jersey Boys ad aprile 2016 e ho pubblicato il pezzo su Saltinaria.it

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