Le Orchidee Di Pippo Delbono

“Tra le cose che più colpiscono, la sera della prima di Orchidee di Pippo Delbono al Piccolo Teatro Strehler, c’è quel raro silenzio tombale di sottofondo, tipico di chi è sotto shock, che si distingue durante gli applausi finali. Il pubblico batte le mani, a lungo e fortissimo, tutti sono emozionati e profondamente colpiti, nessuno riesce a parlare: ci si interroga su come sia possibile tanta intimità sopra un palco così grande e si resta attoniti fino a quando non si esce dal teatro con il cappotto addosso e qualcos’altro ci distrae.


Artista eclettico e complicato, Pippo Delbono presenta a Milano il suo nuovo spettacolo, fatto di fiori eleganti e delicati che incantano, distraggono, riempiono spazi che altrimenti sarebbero tristi e vuoti. Le Orchidee sono una poesia di Pasolini dedicata a Marilyn Monroe oppure le parole di Shakespeare. Si trovano Orchidee nelle canzoni dei Deep Purple e nei suoni di Miles Davis.

Ci sono bellissime Orchidee, appena sbocciate, in Bobò, sulla scena attore in frac, nella vita solo al mondo, sordomuto e analfabeta, con cinquant’anni di manicomio alle spalle e che mai, promette il regista a scena aperta, porterebbe in un ospizio.

Orchidee profumate anche quando Gianluca, talentuoso attore affetto da sindrome di Down, balla al centro del palco vestito da odalisca sulle note di Tropicana. Gli stessi fiori, poi, ammutoliscono quando Pippo filma la madre sul letto di morte. Quella madre a cui non ha mai voluto dire, finché era in vita, di essere omosessuale, sieropositivo e buddista, per paura che ne soffrisse, convinto che delle tre cose la più dolorosa fosse scoprire che non era cattolico. Orchidee anche in questo tenerissimo segreto.

Per quasi due ore e senza pause il regista e la sua crew strampalata si spogliano dei ricordi e dei vestiti. Sono tante schegge impazzite alla ricerca della bellezza che si trova in tutto quello che incontrano. Quadri, canzoni e perché no, anche nella paura di una malattia cronica o dell’abbandono delle persone che amiamo. Per finire con un’esplosione, in cui i matti si divertono ma ordinati e rispettosi mentre i “normali” cominciano a danzare quasi senza senso, come se fossero matti anche (o solo) loro. Come a dire che la bellezza è dappertutto, senza distinzioni.

Da non perdere, per due motivi. Primo, per capire con una prova concreta che il teatro, con la sua magia, è in grado di toccare i cuori di chiunque, in una maniera così dirompente e mai vista altrove. Secondo, perché Orchidee, in alcuni momenti, tenta di coinvolgere lo spettatore con gesti, balli o pasticcini e, chi l’avrebbe detto mai, ci riesce anche tra i rigorosi, impettiti e cotonati fedelissimi dello storico Piccolo Teatro. Se non è magia questa”.

In una sola frase? Lo spettacolo teatrale più toccante a cui un essere umano possa assistere. Seguo la sofisticata arte di Pippo Delbono da una vita ma ho visto Orchidee per Milanodabere.it, a questo link trovate la recensione, che ho appena riportato qui.

Ho visto Orchidee al Piccolo Teatro Strehler e ho pubblicato l’articolo su Milanodabere.it

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