La Bellezza Della Morte

Mi hanno insegnato che non si deve dire mai semplicemente bello o brutto, buono o cattivo, chi lavora con le parole deve avere la capacità di saper andare oltre, trovare altre parole, quelle che non direbbero gli altri, per indicare cosa è bello ma ancora di più, cosa è buono ma con quel particolare aggiunto e questo si indica esattamente con quella parola specifica, cercala, esiste, trovala. Eppure Le sorelle Macaluso è la cosa più bella che abbia mai visto in vita mia, non saprei come esprimermi altrimenti. Ho visto Le sorelle Macaluso al Piccolo Teatro Grassi di Milano e ho pubblicato la recensione, che riporto qui di seguito, su Milanodabere.it, a questo link.

C’è stato un capolavoro in scena al Piccolo Teatro Grassi. C’è stata tutta la provocazione e il sentimento di Emma Dante e della sua pièce scenograficamente vuota e buia sulla famiglia disgraziata, Le sorelle Macaluso.

Sette drammi per sette sorelle, raccontati in dialetto siciliano, un continuo babbìari(prendere in giro) la morte che non si sconfigge mai, con un pubblico assintumato(paralizzato) di fronte a una vita intera, espressa sul palco, così difficile da affrontare e che, per forza di cose, va presa ‘a muzzicuna (a morsi).

Le sorelle Macaluso (già nello scorso cartellone del Piccolo Teatro Grassi e Premio Ubu 2014) è spinoso come i fichi d’india della terra della regista. È delicato, come il profumo dei limoni proprio di Sicilia, ma anche così aspro, come il loro sapore.

È doloroso come il funerale di una delle sette sorelle, pieno di sensi di colpa come la causa che ha provocato questa morte, colmo di rabbia come un padre vedovo e fallito, anche da defunto.

Eppure la morte non trionfa mai perché i ricordi emergono dal profondo nero della scena e poi restano lì, come di contorno, senza andare via.

Un giovane padre sullo sfondo della figlia ormai cinquantenne, una madre ancora avvinghiata al marito in quell’amplesso, ora eterno, di tanto tempo fa. Fluttuano anche i sogni, rimasti sospesi, e i rimorsi, che proprio non si vogliono arrassàri (allontanare).

Mentre chi o cosa non c’è più ci prende ancora per mano con estrema disinvoltura, Emma Dante riesce a fare nèsciri (uscire fuori) da tutto quel buio il sentimento vero del senso di colpa, del fallimento, dell’incapacità di una madre di essere qualcuno davanti alla morte del figlio, di una sorella, di un genitore.

Questo è il punto che fa della messinscena un capolavoro. Lo spettatore è lì, da solo, nel buio, e vive (sì, vive, li respira, ha la pelle d’oca, si sente fluttuare anche lui) stati d’animo che forse non ha mai vissuto prima. E alla fine applaude, come non ha mai applaudito prima.

Ho visto Le sorelle Macaluso al Piccolo Teatro Grassi di Milano e ho pubblicato la recensione su Milanodabere.it

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