After the End

Ho visto After the end all’Elfo Puccini di Milano e ho pubblicato il pezzo su Milanodabere.it a questo link. Lo riporto qui.

This is the end, hold your breath and count to ten… nemmeno la voce soave di Adele, pur suggerendo la cosa giusta da fare, riuscirebbe ad alleggerire l’atmosfera all’interno di quel rifugio antiatomico in cui si svolge il dramma. Anche perché qui siamo già After the end. Anche perché qui, all’Elfo Puccini, la black comedy ora in scena è molto più rock di una qualunque canzone di Adele.

Atmosfera, almeno quella iniziale, che bene si riassume in un Taking care of baby, per restare fedeli al drammaturgo Dennis Kelly. Fino a quando nessuno si prende più cura di nessuno.

Il bunker che ripara la giovane coppia da uno scenario alla Io sono leggenda (lì fuori ci sono esplosioni nucleari, attacchi terroristici, quartieri rasi al suolo) diventa presto una prigione con un bersaglio e il suo carnefice. Con sciagure e allucinazioni, perversioni e massacri.

Nemmeno lo spettatore riesce a prendersi più cura di se stesso. Chi è seduto in platea si sente così terribilmente vittima di cose già viste in certa stupida televisione di oggi: convivenze forzate, assenza di cibo, fame, ricorda qualcosa?

Poi si diventa consapevoli del fatto che anche i più agghiaccianti fatti di cronaca, adesso, fanno parte della solita routine, tanta è la loro spettacolarizzazione. Che se te li ritrovi davanti, per quanto schizofrenici e contorti, si fatica a dire che non è possibile di cose che voi umani non potete neanche immaginare.

Cosa fa la differenza? Due giovani talenti in scena. In perfetto equilibrio tra loro, al contrario dei sentimenti che interpretano, in un quadro così attuale e che sembra essere uscito da un telefilm americano. Tempi, gesti, allucinazioni, minacce, psicosi, depravazioni, turbamenti, scempi, urla e riff musicali rendono tutto così incalzante e affannato, proprio come accade leggendo la sequenza di definizioni appena scritta in questa frase così lunga.

Persino il gioco di luci riesce a rendere fisico il dramma psicologico, dove non esiste più un confine tra il bene e il male. Esiste solo il pensiero che si mantiene vivo anche dopo gli applausi, grazie al potere del teatro, quando uno si mette la giacca, esce dal foyer, prende l’autobus per tornare a casa. Let the sky fall…

Ho visto After the end all’Elfo Puccini di Milano e ho pubblicato il pezzo su Milanodabere.it

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